domenica 15 gennaio 2012

8 semplici regole per uscire con mia figlia

‎1. Tocca mia figlia e perderai l'uso delle mani.
2. Falla piangere e io ti farò piangere.
3. Il sesso sicuro è una leggenda. Qualunque cosa proverai a fare metterà a repentaglio la TUA salute.
4. Portala a casa tardi e non ci saranno altri appuntamenti.
5. Solo i fattorini suonano il clacson. Agli appuntamenti si suona il campanello. Solo una volta.
6. Non lamentarti mentre l'aspetti. Se ti annoi, cambia l'olio alla mia auto.
7. Se ti calano i pantaloni, sarò felice di appuntarteli con la mia sparapunti.
8. Gli appuntamenti dovranno svolgersi in un luogo pubblico e affollato. Vuoi essere romantico? Leggi un libro.

lunedì 12 dicembre 2011

assignment 3: coltivare le connessioni


Cerco di scrivere questo commento molto a braccio, commentando via via che leggo ciò che mi colpisce e dopo correggendo il meno possibile in modo da mantenere la prima impressione così com'è.

La descrizione della crescita della rete un po' mi affascina, un po' mi spaventa... Mi ricorda un po' la perdita dell'inibizione da contatto (sto davvero studiando troppo..!) che però non c'è mai stata nè mai avrebbe dovuto, per una sorta di democrazia del web!
Mi ricorda un frattale, tra l'altro citato nel testo, uno dei simboli della crescita esponenziale costante (il cavolo, la spirale...).
Non me ne ero mai resa veramente conto, ma in effetti è impossibile conoscere tutta la rete, perchè è democratica e anarchica (mi passate quest'ultimo termine?) e perchè siamo tutti sullo stesso piano e se ci guardiamo solo attorno non possiamo vedere tutto, dato che viaggiare e solcare questi infiniti mari non è umanamente possibile (non a caso in inglese si dice "to surf the net"!!). Mmm ho appena capito che questa mia riflessione e forse paura può essere dovuta alla mia scolarizzazione... In effetti catalogare, definire e limitare è proprio una mania, nell'istruzione.
La somma delle parti è molto meno del risultato finale (sembra il paradosso dello sdoppiamento della sfera di Banach-Tarski... Accidenti, è normale che queste pagine ispirino tanti strani paragoni e metafore?)
Mi inquieta la frase a pag 14 "La quantità di opportunità offerte da internet è sconvolgente e non era
immaginabile fino a 10 anni fa"... e quindi tra 10 anni? 20? 50? Mi vengono le vertigini!
"Si può distruggere la propria terra" è spaventoso, e la cosa peggiore è che spesso è inconsapevole, bastano pochi commenti... E' uno dei tanti esempi dell'effetto domino, deleterio al massimo.
Non avevo mai pensato ai mezzadri, li avevo sempre considerati, erroneamente, ora capisco, alla stregua dei contadini, mentre invece si districavano come equilibristi e giocolieri tra mille compiti diversi ogni giorno e per riuscirsi dovevano per forza avere una sensibilità e una cura sconosciute ai loro padroni, temo.
Openness, sharing, peering, global acting sembrano parole e concetti banali, ma in realtà non lo sono affatto, anzi, li diamo così per scontati, "in classe ci si aiuta l'un l'altro", che poi nessuno lo fa. Quante volte abbiamo sentito i professori incitare i più bravi a prendere le distanze e allungare il vantaggio? Fin troppe, e non mi è mai piaciuto.
Impiantare e coltivare un PLE quindi non significa solo avere connessioni con gente reale più o meno lontana, significa anche connettere con gente morta o solo con idee... E le idee sono vive no?
Se abbiamo tutti internet, e quindi un potenzialmente vastissimo PLE, la differenza vuol dire che la facciamo noi, leggendo e coltivando qualcosa, e di questo qualcosa, cosa in particolare!
Il PLE mi ricorda un po' un fiume, che si riversa in vari solchi ma non in tutti, che cambia direzione, sparisce in certi luoghi e ricompare altrove... Il concetto dell'eternamente mutevole... Dovremmo averne tantissima cura!

VINEGAR Roger McGough

Sometimes
I feel like a priest
in a fish and chip queue
quietly thinking
as the vinegar runs through
how nice it would be
to buy supper for two.

pubmed

Avevo letto di sfuggita manifesti dei corsi di pubmed in Biblioteca Biomedica senza sapere di che parlassero, finché una mia amica attiva e attrezzata non mi ha spiegato e illustrato il funzionamento, che ora ho ritrovato nei tutorial. Poco da dire, e scontatissimo per di più: pratico, utilissimo e non troppo difficile da usare. Sto tentando qualche ricerca per conto mio, secondo vari criteri: autori o argomenti, con diversi limiti (in questo caso, i medici che ho conosciuto durante i tirocini e i trattamenti per il diabete di tipo I). Ovviamente mi sono dovuta scontrare con la scarsità di free full texts disponibili e, al di là della connessione al proxy, mi sono fermata a riflettere: non mi sembra affatto giusto che la conoscenza non sia a portata di tutti, soprattutto per i diversi campi di interesse possibili. Studio medicina, sì, ma se volessi leggermi delle belle critiche a Whitman? O se semplicemente non fossi immatricolata o dipendente universitaria? Un bel dilemma. Devo un po' approfondire Open Access!

Ah ovviamente pubmed è subito finito sul mio Delicious!!

volo pindarico: letteratura e matematica

Oggi mi va, sarà che mi ha stregata! Parlerò del libro che sto attualmente leggendo (esatto, quindi ancora la fine non la so, lascio a tutti l'effetto sorpresa, volente o nolente!), cioè "L'ossessione dei numeri primi - Bernhard Riemann e il principale problema irrisolto della matematica" di John Derbyshire (non c'entra assolutamente niente con "La solitudine dei numeri primi"!!!). Le conoscenze matematiche richieste per affrontare agevolmente la lettura sono più o meno quelle acquisite alla fine di un buon liceo scientifico. I capitoli sono alternati tra spiegazioni matematiche (dispari) e storia della matematica (pari), ad esempio per ora nei pari ho letto i ritratti di Eulero e Gauss, mentre negli altri sono stati rispolverati alcuni semplici concetti (potenze, logaritmi, serie, funzioni, pi greco e e, teoria dei numeri primi). Mi sembra esattamente il genere di libro capace di rendere la matematica agevole ai più, piacevole e a volte persino divertente!

uno, nessuno e centomila, ovvero dichiarazione di intenti

Ho riflettuto spesso su quale tema, quale indirizzo dare a questo blog: intorno a me vedo persone buttarsi sui manga, sui viaggi, sulla musica, sulle ricette... Insomma sulla loro principale passione. Il problema è che io non ho un grande amore cui dedicare un blog! Coltivo quadrifogli, amo leggere, colleziono citazioni, adoro la matematica e le lingue straniere (ora mi sto dedicando allo spagnolo), spesso disegno a carboncino, ogni tanto cucino, seguo qualche gruppo musicale e giornale (come il mensile di Emergency), pratico balli latinoamericani, mi piace camminare, al momento mi sto dipingendo e cucendo un cuscino, viaggio spesso e con gusto, vado a teatro spesso e volentieri (molta prosa, poca lirica) e frequento musei e vari eventi culturali. A quale di queste attività dovrei consacrare un blog? O tutte (o almeno molte) o nessuna. Quindi su questo blog compariranno post di varia natura e interesse, più o meno come ho fatto finora, a dire il vero, ma almeno adesso ho messo le cose in chiaro! Questa è una terra di nessuno, quindi di tutti (mi viene in mente solo ora: non intendo con questo fare riferimenti a certe correnti politiche, che potrei condividere come no). Insomma, non sapete cosa aspettarvi! Questa non-direzione era in realtà già nelle stelle, basta vedere la lista dei siti consigliati i anche solo il nome del blog: Ipazia. Rapido excursus sul personaggio: era una matematica, un'astronoma e una filosofa neoplatonica, che visse ad Alessandria d'Egitto tra il IV e il V secolo d.C. e fu uccisa da una folla di cristiani (in modo davvero atroce che qui non rivelerò) in quanto pagana (in realtà aveva dichiarato che la sua risposta agli interrogativi dell'universo era la filosofia) - fine del rapido excursus. Queste poche righe mettono in chiaro, comunque, la molteplicità di interessi, sebbene i miei siano parecchio più umili e terra terra, non avrei mai la presunzione di sostenere il contrario (non ho idea di cosa sia il neoplatonismo e so che non c'è da vantarsene). Insomma, vedo che sto un po' svalvolando, quindi direi che posso anche chiudere qui :)

scientific papers

Ho letto "Signs of the times" e mi ha abbastanza disgustata penare che c'è gente che perde il proprio tempo dietro ai segni zodiacali, sbagliando premesse e metodi e poi pubblicando! Può darsi che non abbia capito esattamente tutto, ma solo il fatto che a qualcuno sia passata questa idea per la mente mi fa venir voglia di gridare O TEMPORA O MORES!!!
"Publish and be wrong" l'ho apprezzato e capito un po' di più... La teoria iniziale ricorda un po' quella di Nash al contrario! Esagerare per farsi notare, insomma! Ricorda anche il discorso sul main stream del post di iamarf... Abbastanza triste, ma invertire la tendenza non dovrebbe essere impossibile!